| Pietà ("Compianto su Cristo morto") |
Il
termine « Compianto » si riferisce alla scena immediatamente
successiva alla Deposizione dalla Croce, in cui una serie di figure piangono
attorno al corpo di Cristo steso al suolo o sopra un blocco di pietra
simile a un altare. Si tratta di un'immagine di carattere narrativo, mentre
la Pietà rappresenta l'aspetto devozionale del tema e mostra la
sola Vergine con il corpo di Cristo. Questo soggetto non ha riscontro
nei Vangeli, ma è citato in un repertorio iconografico bizantino
e nella letteratura mistica dei secoli XIII e XIV, come le Meditationes
di Giovanni de' Cauli e le Revelationes di Santa Brigida di Svezia.
Il capo di Gesù è sorretto o abbracciato dalla Vergine. |
| Cappella Sistina |
VOLTA |
| Storie centrali (iniziando dalla parte del Giudizio Universale) tratte dalla Genesi: Storia della Crezione, dell'Uomo e del Male |
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Separazione della luce dalle tenebre; |
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Creazione degli astri; |
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Separazione della terra dalle acque; |
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Creazione di Adamo; |
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Creazione di Eva; |
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Peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre; |
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Sacrificio di Noé: (Genesi, 8, 20-22, 9, 1-17).
In segno di ringraziamento allo scampato pericolo dopo il Diluvio Universale,
Noé costruì un altare e celebrò un sacrificio. E
Dio disse: « Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il
segno dell'alleanza tra me e la terra». |
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Diluvio Universale: (Genesi, 7, 8, 1-19). Dio si accorge
che la terra è dominata dalla cattiveria degli uomini: di giorno
in giorno il loro cuore si inasprisce e la terra è piena di violenza.
Egli pensa: Voglio distruggere di sulla faccia della terra l'uomo che
ho creato e tutta la mia creazione poiché sono pentito d'averli
fatti. Solo Noé ebbe pietà da Dio, perché era un
uomo giusto. Dio disse a Noé: la fine di ogni mortale è
da me decisa; ed io sto per distruggere essi e la terra. Fatti un'arca.
Trecento braccia, sarà la lunghezza dell'arca, cinquanta braccia
la sua larghezza, e trenta braccia la sua altezza. La spalmerai di dentro
e di fuori con la pece. Collocherai la porta dell'arca da un lato di essa,
e la farai divisa in piani inferiori, secondi e terzi. Entrerai nell'arca,
tu e con te i tuoi figli, tua moglie, e le mogli dei figli tuoi. Come
pure d'ogni vivente, nell'arca per conservarli in vita, con te maschio
e femmina. Tu poi prenditi da mangiare per te e per essi. Noé esegue
gli ordini divini. Tutti entrano nell'arca e Dio chiude la porta. Inizia
a piovere. Le acque crescono e si gonfiano. L'arca galleggia sui flutti
che aumentano sempre più. Tutto quel che sta sulla terra muore.
Non restano che Noé e quelli che son con lui sull'arca. Dopo 150
giorni di piena, le acque cominciano a ritirarsi. L'arca si posa sul monte
Ararat. Noé libera una colomba per vedere se la terra è
asciutta. La colomba ritorna con un rametto d'olivo nel becco. Qualche
giorno dopo, la terra è asciutta. Noé esce dall'arca e tutta
la sua famiglia dopo di lui. E gli animali seguono specie dopo specie. |
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Ebbrezza di Noé: (Genesi, 9, 20-27). Noé
coltivò la terra e piantò una vigna. Un giorno, avendo bevuto
troppo vino, stordito dall'alcool si distese nudo nella sua tenda e fu
visto da Cam (uno dei figli) che informò i fratelli. Sem e Iafet
vennero con un mantello, si avvicinarono a Noé camminando a ritroso
per non vedere la sua nudità, e stesero il mantello su di lui.
« Quando Noé si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto
gli aveva fatto il figlio minore.» Allora maledì Canaan,
figlio di Cam. |
Riquadri
laterali (iniziando dalla parte opposta del Giudizio Universale): veggenti
(Profeti e Sibille). Sono identificati da una scritta nella targa sottostante
e sono coloro che per primi intuirono la venuta del Redentore. |
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Profeta Zaccaria; |
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Profeta Gioele; |
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Sibilla Eritrea; |
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Profeta Ezechiele; |
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Sibilla Persica; |
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Profeta Geremia; |
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Profeta Giona; |
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Sibilla Libica; |
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Profeta Daniele; |
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Sibilla Cumana; |
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Profeta Isaia; |
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Sibilla Delfica; |
Pennacchi:
episodi della miracolosa salvazione del popolo di Israele |
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Giuditta e Oloferne: (Apocrifi dell'Antico Testamento). Giuditta
è un eroina della storia ebraica e simbolo della lotta del suo
popolo contro gli antichi oppressori nel Vicino Oriente. Di solito è
raffigurata mentre regge la testa recisa di Oloferne, il generale Assiro
che ella decapitò con una spada. L'esercito degli assiri aveva
assediato la città ebraica di Betulia. Quando la popolazione, non
potendo più resistere, fu sul punto di arrendersi, Giuditta, una
ricca e bella vedova, escogitò un piano per salvare la città.
Si fece bella e si ornò in modo da rendersi molto attraente agli
occhi degli uomini e si recò con la sua ancella al campo nemico.
Fingendo di avere abbandonato il suo popolo riuscì ad avvicinare
il capo delle forze nemiche, Oloferne, e gli propose un piano per fare
cadere Betulia. Dopo che ella ebbe passato qualche giorno al campo, Oloferne
si innamorò di lei e organizzò un banchetto al quale la
invitò. Aveva progettato di sedurla, dopo il banchetto, quando
fossero rimasti soli; ma a quel punto il generale era vinto dall'ebrezza.
Si trattava di un'ottima occasione per Giuditta, che afferrò senza
indugio la spada e con due colpi secchi gli recise la testa. L'ancella
era pronta con un sacco che accolse il trofeo; poi le due donne, attraversando
furtivamente il campo, tornarono in città prima che il loro gesto
fosse scoperto. La notizia della morte di Oloferne gettò lo scompiglio
tra gli assiri che fuggirono inseguiti dalle forze israeliti. |
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David e Golia: Davide, il pastorello divenuto
re di Israele. (I Samuele, 17, 38-57). L'esercito filisteo e
quello israelita erano schierati uno contro l'altro. Golia di Gat, il
campione dei filistei, era alto sei cubiti e un palmo, portava un elmo
di bronzo, una corazza a piastre e schinieri bronzei sulle gambe; aveva
inoltre una lancia la cui asta era grande quanto il subbio di un telaio.
Davide non volle indossare l'armatura offertagli da Saul, e prese invece
cinque sassi per la sua fionda riponendoli nel suo sacco o bisaccia. L'esito
della tenzone fu presto stabilito. I due contendenti si avvicinarono scambiandosi
parole di scherno; quindi Davide trasse un ciottolo dalla bisaccia, lo
lanciò con la fionda e colpì Golia in fronte, abbattendolo.
Poi, afferrata prontamente la spada del filisteo, gli mozzò il
capo. Questo fu il segnale d'attacco per gli israeliti che sbaragliarono
l'esercito nemico. |
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Punizione di Aman; |
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Serpente di bronzo: (Numeri, 21, 4-9) Il popolo di Israele,
stanco della vita nel deserto, parlò contro Dio e contro Mosé.
Dio allora lo punì mandando serpenti velenosi che con il loro morso
fecero perire molta gente. Quando si furono pentiti, Mosé chiese
consiglio a Dio su come liberarsi dai serpenti. Dio allora gli ordinò
di costruire un serpente e di porlo in cima a un'asta; chiunque, morso
da un serpente vero, avesse guardato questa effigie sarebbe guarito. Mosé
fece dunque un serpente di bronzo e lo pose su un'asta in forma di «tau»
(T) ed esso ebbe infatti un miracoloso effetto curativo. |
Vele
e lunette: gruppi di figure che rappresentano gli antenati di Cristo sui
cui soggetti la critica non è concorde. |
PARETE
SUD ( a sinistra guardando il Giudizio Universale): Storie di Mosé,
guida e legislatore del popolo ebraico, latore delle Tavole della Legge,
fondatore delle istituzioni religiose e fratello di Aronne. |
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Viaggio di Mosé in Egitto (congedo
dal suocero Ietro, il ritorno in Egitto con la famiglia, la circoncisione
del secondogenito); |
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Alcuni fatti della vita di Mosé: uccisione
dell'egiziano (Esodo, 2, 11-15. Gli ebrei vivevano in Egitto in
stato di schiavitù. Un giorno Mosè vide un egiziano che
picchiava un ebreo e, intervenuto nella zuffa, lo uccise. Seppellì
il corpo sotto la sabbia, ma il fatto si venne a sapere e il faraone minacciò
di morte Mosè. Egli perciò fuggì nel paese di Madian.),
la lotta con i pastori per difendere le figlie di
Ietro (Esodo, 2, 16-22. A Madian egli incontrò presso un
pozzo le sette figlie di Ietro, sacerdote del luogo. Alcuni pastori cercarono
di impedire loro di abbeverare il gregge del padre e vollero cacciarle.
Ma Mosè prese le loro difese e abbeverò egli stesso il loro
gregge. Fatta la loro conoscenza, Mosè fu ricevuto dal padre delle
fanciulle e sposò una di esse, Sefora), la
visione del roveto ardente (Esodo, 3, 1-10. Mentre Mosè
pascolava il gregge di Ietro, giunse al monte Oreb, dove ebbe la visione
di un roveto avvolto nelle fiamme, che non si consumava. Dio si rivolse
a lui dal roveto dicendogli che era destinato a liberare gli ebrei dagli
oppressori egiziani, e a condurli nella terra di Canaan « che stilla
latte e miele »). |
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Passaggio del Mar Rosso: (Esodo, 14,
19-31). Per guidare gli ebrei fuori dall'Egitto, all'inizio del loro
viaggio verso la Terra Promessa, Dio segnò la strada con una colonna
di nube di giorno e una di fuoco durante la notte. Quando seppe della
loro partenza, il faraone si mise a inseguirli con un esercito dei migliori
cavalieri e con tutti i carri. Mosè giunse al mar Rosso e stese
la mano suscitando un forte vento che fece separare le acque; si creò
così un passaggio asciutto dove gli ebrei poterono traversare il
mare. Ma quando sopraggiunsero gli egiziani, Mosè fece rifluire
le acque e l'esercito del faraone fu travolto. Gli ebrei, salvi sull'altra
riva, intonarono lodi di ringraziamento e Maria, sorella di Mosè,
con altre donne danzò di gioia suonando i timpani. |
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Consegna delle tavole della Legge (salita
di Mosé sul monte Sinai per ricevere le tavole della Legge, adorazione
del vitello d'oro, la punizione degli ebrei idolatri e il ritorno del
profeta con le nuove tavole della Legge). (Esodo, 19; 20M 32, 1-24;
37). Mosè salì sul monte Sinai e ricevette da Dio due
tavole di pietra recanti i Dieci Comandamenti. Mentre era lontano, gli
ebrei chiesero ad Aronne di dare loro degli idoli da adorare; perciò
Aronne prese tutti i loro ornamenti d'oro e ricavò da essi un vitello
d'oro che pose sull'altare. Al suo ritorno, Mosè, adirato per quell'atto
di idolatria, spezzò le Tavole della Legge e distrusse il vitello
d'oro. Più tardi tornò sul Sinai e ricevette nuove tavole
da Dio. |
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Punizione di Core, Datan e Abiram sacerdoti
ebrei che negavano a Mosé e Aronne l'autorità civile e religiosa
sul popolo eletto; essi furono per questo inghiottiti dalla terra e consumati
da un fuoco invisibile insieme alle loro famiglie. (Numeri, 16, 1-35).
Core, un levita, insieme a Datan e Abiram, contesta il diritto di
Aronne di rivestire il ruolo di sommo sacerdote. Sfidati da Mosè
a offrire incenso al Signore - azione rituale riservata ad Aronne e ai
suoi - essi e i loro seguaci furono inghiottiti dalla terra apertasi sotto
i loro piedi. Sono raffigurati accanto a un altare mentre precipitano
in una voragine, gli incensieri scagliati in aria. Solo Aronne può
continuare indisturbato la sua offerta di incenso. Completa l'immagine
la figura di Mosè con la verga levata a scatenare il castigo. |
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Testamento e morte di Mosé dopo essere giunto
in vista della Terra Promessa. (Deuterenomio, 34). Mosè
morì a Moab, quando ormai era in vista della Terra Promessa, della
quale tuttavia non riuscì a varcare i confini. Il suo corpo è
raffigurato disteso sulla cima di una collina, circondato da figure in
lutto. |
PARETE
NORD (a destra guardando il Giudizio Universale): Storie di Cristo |
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Battesimo; |
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Tentazioni di Cristo e Purificazione del lebbroso; |
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Vocazione dei primi apostoli Pietro e Andrea;
mentre sullo sfondo è la chiamata di Giovanni e Giacomo; |
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Discorso sulla montagna e la guarigione del lebbroso; |
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Consegna delle chiavi vale a dire la trasmissione
dei poteri da Cristo a Pietro, suo vicario, oltre ai due episodi del Pagamento
del tributo e della Tentata lapidazione di Cristo; |
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Ultima cena dove al di là della finestra
sono rappresentati tre episodi della Passione: Orazione nell'orto, Cattura
di Gesù, Crocifissione; |
PARETE
DI INGRESSO (quella opposta al Giudizio Universale): episodi conclusivi
dei cicli di Mosé e di Cristo: |
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La disputa del corpo di Mosé; |
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La Risurrezione di Cristo; |
| GIUDIZIO UNIVERSALE: |
La
Seconda Venuta di Cristo quando, secondo la dottrina cristiana, i morti
risorgeranno e con i vivi saranno giudicati e mandati in paradiso o all'inferno.
Numerosi sono i riferimenti biblici a questo evento, ma il passo più
autorevole è il discorso di Gesù ai discepoli, riferito
da Matteo (25, 31-46): « Quando il Figlio dell'uomo verrà
nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono
della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli
separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore
dalle capri.» Accanto a Cristo è
la Vergine ed accanto alle due figure della
Madre e del Figlio sono disposti i Santi e gli Eletti. Tra i Santi sono
riconoscibili San Pietro con le due chiavi
(Matteo, 16, 18-19. « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò
la mia chiesa ... A te darò le chiavi del regno dei cieli»),
San Lorenzo con la graticola (Martire di origine spagnola, morto
a Roma nel 258. Venne ordinato diacono da Sisto II e subì il martirio
poco dopo quello del pontefice stesso. Secondo la tradizione, quando il
papa venne arrestato ordinò a Lorenzo di distribuire ai poveri
i tesori della Chiesa, dei quali in quanto diacono era responsabile, che
consistevano in denaro e preziosi oggetti liturgici. Non appena ciò
fu compiuto, il prefetto romano ingiuse a Lorenzo di consegnargli quei
tesori, al che il santo, indicando i poveri e i malati attorno a lui,
disse: « Ecco i tesori della Chiesa ». Per questo fu condannato
a morire sulla graticola.), San Bartolomeo
con la propria pelle in cui si suole ravvisare l'autoritratto di Michelangelo
(Nel Nuovo Testamento è menzionato il nome dell'apostolo ma nulla
si dice delle sue azioni. La Legenda aurea, invece, riferisce
di un suo viaggio apostolico in India e narra del suo martirio in Armenia,
dove il santo fu scorticato vivo.), Santa Caterina
d'Alessandria con la ruota dentata (Secondo la Legenda aurea
fu di stirpe regale e diede prova di grande erudizione sin dalla
giovinezza. Dopo essere divenuta regina si convertì al cristianesimo,
ricevette il battesimo da un eremita e durante una visione si unì
in nozze mistiche con Cristo. L'imperatore Massenzio, che all'epoca si
trovava in Alessandria, volendo sedurla, tentò di far crollare
la sua fede discutendo con lei. Ma fallì lo scopo; allora affidò
il compito a cinquanta filosofi. I malcapitati uscirono dall'impresa convertiti
al cristianesimo e furono immediatamente mandati al rogo da Massenzio
privi del battesimo. Caterina li confortò nella loro ultima ora.
Per lei l'imperatore escogitò uno strumento di tortura costituito
da quattro ruote provviste di punte al quale fu legata, ma un fulmine
dal cielo lo distrusse prima che potesse nuocerle. Allora venne decapitata.),
San Sebastiano inginocchiato con le frecce
in mano (Si riteneva che Sebastiano fosse stato un ufficiale della guardia
pretoria sotto Diocleziano, nel III secolo. Si era segretamente convertito
al cristianesimo, ma si tradì quando intervenne in sostegno di
due suoi compagni, Marco e Marcellino, mandati a morte per aver fatto
professione di fede. Fu condannato alla pena capitale e gli arcieri che
lo giustiziarono lo abbandonarono sul posto credendolo morto. Ma le frecce
non avevano leso alcun organo vitale e le sue ferite, benché gravi,
non erano mortali Secondo la leggenda, fu curato da una vedova di nome
Irene, quindi si ripresentò all'imperatore, rinnovando la sua professione
di fede. Fu allora ucciso a bastonate e gettato nella cloaca massima,
la principale fogna della Roma antica.). Nella fascia sottostante, al
centro gli angeli dell'Apocalisse risvegliano i morti al suono delle lunghe
trombe; a sinistra i risorti in ascesa verso il cielo recuperano i corpi
(Resurrezione della carne), a destra angeli e demoni fanno a gara per
precipitare i dannati all'inferno. Infine in basso Caronte
(Nella mitologia greca il traghettatore che porta le anime al di là
del fiume Stige, nell'Ade. E' raffigurato come un vecchio barbato e sudicio
che spinge con un palo la sua barca sulla quale sono visibili una o più
piccole figure, a volte alate. Altre anime attendono il loro turno sulla
riva. Qui è chiaro al riferimento alla Divina Commedia di Dante,
Inferno, III, 111.)a colpi di remo insieme ai demoni fa scendere
i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice infernale
Minosse, con il corpo avvolto dalle spire
del serpente (Giudice infernale che arrotola al proprio corpo la coda
di serpente per indicare a quale cerchio dell'inferno il peccatore è
destinato. Anche qui il riferimento è al personaggio dantesco,
Inferno, 5,4-12). In alto, agli angoli dell'affresco ci sono
due lunette con gruppi di angeli recanti in volo i simboli
della Passione (a sinistra la Croce, i dadi e la corona di spine;
a destra la colonna della Flagellazione, la scala e l'asta con la spugna
imbevuta di aceto). |
Entro
una grandiosa architettura rinascimentale si muovono i più celebri
filosofi dell'antichità, alcuni dei quali sono facilmente riconoscibili:
al centro Platone (425 - 347 a.C.: il filosofo
delle idee. Alla base del suo sistema vi è la concezione dualistica
che segnerà profondamente i successivi sviluppi della filosofia
occidentale: da una parte l'Iperuranio, il mondo delle idee perfette ed
eterne, dall'altro l'universo fenomenico, pallida ombra e copia imperfetta
di quello. Le idee sono valori verso i quali la realtà deve tendere
finalisticamente. L'universo delle idee è infatti gerarchicamente
ordinato dall'idea del bene.), che punta un dito verso l'alto e tiene
in mano il suo libro Timeo, fiancheggiato da Aristotele
(384 - 322 a.C.: il filosofo del motore immobile. Discepolo di Platone
ma lontano dal suo pensiero filosofico. In metafisica Aristotele affermò
l'esistenza di un essere divino, definito "motore immobile",
che è causa dell'unità e del fine che si prefigge la natura.
Questa entità è perfetta ed è perciò l'aspirazione
di tutte le cose del mondo, poiché tutti gli enti desiderano essere
partecipi alla perfezione.) con l'Etica; Pitagora
(570 - 497 a.C.: il filosofo dei numeri. Infatti alla base di tutto poneva
la matematica. Secondo Pitagora ed i suoi seguaci una cosa è ciò
che è non per via di un qualche elemento costitutivo, ma perché
ha una propria figura, una forma geometrica. Ogni forma geometrica è
però, a sua volta, costituita di piani, i piani di linee e le linee
di punti, unità: i numeri. Comprendere il reale significa allora
ridurlo in quantità misurabili e numerabili.)è invece raffigurato
in primo piano intento a spiegare sul libro il diatesseron; sdraiato sulle
scale con la scodella è Diogene (413
- 324 a.C. Il fine dell'uomo è la conquista della virtù.
Invito alla vita naturale e primitiva, al rifiuto delle convenzioni e
dei valori tradizionali, disprezzo per le comodità, aspirazione
alla libertà di parola e di azione fino all'indecenza),
mentre appoggiato ad un blocco di marmo, intento a scrivere su un foglio,
è il filosofo Eraclito (520
- 460 a.C.: il filosofo del divenire. Nella sua interpretazione bisogna
fare una distinzione dicotomica tra la parola e la cosa: infatti, mentre
la parla è rivelatrice e come tale rende manifesta la vertà,
che è immodificabile e sempre uguale a sé stessa, la cosa
è sempre in movimento, cambia incessantemente e nel suo variare
nega in qualche modo l'idea stessa di identità. La coscienza di
questa distinzione dicotomica separa gli uomini in due categorie ben differenziate,
cioè svegli e dormienti.) Sulla destra sono visibili
Euclide (365 - 300 a.C. E'
il più grande matematico dell'antichità conosciuto soprattutto
per il suo trattato di geometria, Gli Elementi.), che insegna
geometria agli allievi, Zoroastro ( VI sec.
a.C. Persiano che diffuse una corrente religiosa basata sull'opposizione
tra uno spirito del bene e uno del male, che lottano per la conquista
dell'universo.) con il globo celeste, Tolomeo
(100 - 178 d.C. Astronomo e matematico, sviluppò un sistema planetario
che rappresentò l'unico modello fino al XV secolo. Poneva la Terra
immobile al centro dell'Universo ed intorno i pianeti, il sole e la luna
su uno sfondo di stelle fisse.) con quello terrestre, e infine, all'estrema
destra, nel personaggio con il berretto nero è l'autoritratto
di Raffaello. |
| Vocazione di San Matteo (a sinistra dell'altare): |
«
Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo,
e gli disse: 'Seguimi'. Ed egli si alzò e lo seguì.»
(Matteo, 9,9). Matteo è raffigurato seduto al suo banco, sul quale
si scorge del denaro; i contribuenti vanno da lui. E' presente Cristo
insieme a Pietro. |
| Il martirio di San Matteo: |
| Ssecondo la leggenda San Matteo fu decapitato; |
| San Matteo e l'Angelo: |
Come
Evangelista San Matteo ha come attributo una figura alata, simile ad un
angelo, che talvolta appare in atto di dettare mentre Matteo scrive, come
in questo caso. Egli reca un libro, penna e calamaio, attributi dello
scrittore. Infatti secondo la tradizione Matteo fu l'autore del primo
dei Vangeli che inizia con la genealogia di Cristo. |
| Crocefissione di San Pietro: |
La
leggenda vuole che Pietro venisse per suo volere crocifisso a testa in
giù, sul Gianicolo, oppure in un'arena tra due metae ,
i pali o colonne confitti nel terreno alle due estremità del campo.
La scena è stata rappresentata in entrambe le ambientazioni e coglie
il momento in cui i soldati elevano la croce con sopra san Pietro in mezzo
a testimoni e a volte in presenza di un gruppetto di donne, che richiamano
le pie donne presenti alla crocifissione di Cristo. |
| Conversione di San Paolo: |
(Atti,
9,1-9). E' il più famoso e il più rappresentato dei temi
paolini. Mentre viaggiava verso Damasco, dove si recava per ottenere dalla
sinagoga l'autorizzazione ad arrestare i cristiani, Paolo fu abbagliato
da un fulgore improvviso apparso in cielo e venne gettato a terra da cavallo.
La voce di Dio, udita anche dai soldati che erano al suo seguito, come
risulta chiaro dalle figurazioni, gli disse: « Saulo, Saulo, perché
mi perseguiti?» Fu condotto in città dove, come aveva annunciato
la voce, gli avrebbero detto cosa fare. |
| Enea-Anchise-Ascanio: |
Enea, principe troiano fuggito per mare con un gruppo di compagni dopo
la distruzione di Troia da parte dei greci. Dopo molte avventure giunsero
nel Lazio e vi si stabilirono, divenendo i leggendari antenati dei romani.
La vicenda è narrata nell'Eneide di Virgilio. Nel corso
del poema l'eroe è avversato dal fato, in balia delle diverse divinità
che nutrono progetti contrastanti riguardo al suo futuro; ogni volta,
però, egli è salvato dalla protezione di Giove, il padre
degli dei. In questo modo Virgilio dimostrava che l'impero fondato dai
romani si reggeva sulla volontà divina. Vari episodi del poema
virgiliano sono stati raffigurati, come soggetti singoli, o riuniti in
cicli. Uno dei più importanti è quello di Enea che trae
in salvo il padre Anchise da Troia in fiamme (Eneide, II, 671-729). Enea
fuggì dalla città portando il vecchio Anchise sulle spalle
e accompagnato dal figlio Ascanio. La moglie, che era partita con loro,
si perdette nell'oscurità. |
| Il Ratto di Proserpina: |
(Metamorfosi,
V, 385-424; Fasti, IV, 417-450). Un giorno Proserpina, figlia
di Cerere, la dea delle messi, stava cogliendo fiori in un prato con le
sue compagne, quando la vide Plutone, il dio degli inferi, che subito
si infiammò d'amore per lei e la trascinò via sul suo carro.
Egli fece in modo che la terra si spalancasse davanti a loro e Proserpina
calò con lui nel mondo sotterraneo. |
| Apollo e Dafne: |
Apollo,
uno dei dodici dei dell'Olimpo. (Metamorfosi, I, 452 ss; Igino,
203). Quello per la ninfa Dafne, figlia del dio fluviale Peneo, è
il primo e il più celebre degli amori di Apollo. Secondo Ovidio,
quell'amore nacque a causa di un malumore di Cupido, che colpì
Apollo con una freccia d'oro, cioè del tipo che provoca amore,
e Dafne con una freccia di piombo, del tipo che mette in fuga l'amore.
Il dio inseguì la fanciulla riluttante finché questa , esaurite
le forze, pregò il padre di metterla in salvo. Le spuntarono allora
rami dalle braccia e radici dai piedi ed ella fu tramutata in un albero
di alloro. E' per lo più raffigurata mentre fugge con le braccia
alzate che già si trasformano in rami. |
| Paolina Borghese: |
1780
- 1825: sorella di Napoleone Bonaparte, gode ancora di buona fama per
una serie di motivi, dalla sua leggendaria bellezza alla sua grande leggerezza
sessuale, dalla sua vita capricciosa alla celebre statua che di lei fece
il Canova. E naturalmente per aver appartenuto alla famiglia Bonaparte
che nel primo decennio dell'Ottocento dominò mezza Europa. |